MANTOVA….DATA ZERO
Non so come può capitare di voler iniziare a scrivere un diario di viaggio….Io amo più la fiction che i racconti verità.
Nella mia vita ho sempre cercato di usare la fantasia, che non mi manca, e ho sempre considerato il raccontare la verità come un’intrusione nelle cose degli altri, e qui mi spiego.
Non si può parlare solo di se stessi quando si scrive. Il concentrarsi ad occhi chiusi soltanto sul proprio ombelico è il difetto tipico degli scrittori alle prime armi, che non pensano a cosa potrebbe coinvolgere il lettore ma soltanto a ciò che coinvolge loro stessi.
Ora, vediamo un po’ cosa succede nel nostro caso. Nella fiction inventi storie e sta alla tua bravura di scrittore riuscire a rendere il racconto appassionante o meno. In un diario è molto diverso. Non l’ho mai fatto e non so se mi riuscirà bene o male, e poi la mia preoccupazione principale in realtà al momento è un’altra.
Il fatto è che in questo caso, a fronte di un indubbio vantaggio rispetto alla fiction dato dal fatto che narro storie che già interessano il pubblico, e che quindi non devo tirare dentro il lettore con la forza perché già attratto dall’argomento trattato, ho però un altro problema: parlo di persone reali e non di personaggi di fantasia….!!!!
Quando in un racconto coinvolgi altre persone, che potrebbero non condividere tutto ciò che pensi, dici e scrivi, la faccenda si fa delicata, e ancora di più se questa, o queste persone, sono oltre che tuoi amici anche personaggi pubblici…..
Io mi prendo le mie responsabilità , tutto qua, e non so se quello che sto per andare a scrivere sarà divertente, o se qualcuno avrà qualcosa da ridire, o più semplicemente non gliene fregherà niente a nessuno, però inizia così: prendo il biglietto al casello di Casalecchio per andare a Mantova….
E’ fine settembre, dovrebbe essere quasi autunno e invece fa un caldo assurdo. Finora non è successo nulla di diverso da quello che è sempre accaduto alla vigilia di un tour di Vasco Rossi negli ultimi anni. Il solito stupido hotel in questa bassa emiliana piena di sole e dagli orizzonti definiti solo dai filari di pioppi ( non me ne vogliano i miei amici dell’Hotel Bologna, è uno stupido detto con affetto ), il solito personale dell’albergo che – è meraviglioso poterlo dire in questi tempi di precarietà assoluta – è lo stesso al 90% fin dalla prima volta che arrivammo qua nel 98’, e le solite considerazioni di tutti ormai ( per me ) più che prevedibili…..
Matt ha dei problemi col letto e si è portato un materasso da casa
( non è un vezzo da rockstar: è di lattice e sta in una piccola scatola).
Clara dorme male come sempre e potrebbe portarsi pure lei un materasso, oltre ai soliti quintali di valeriana.
Gallo non so se dorme bene ma non si lamenta mai.
A Stef basta avere la wi-fi in camera e anche a lui va sempre bene tutto.
Frank finite le prove sparisce e va a casa a lavorare col suo computer.
Cucchia ha bisogno di qualcuno con cui parlare dopo cena altrimenti non riesce ad andare a dormire ed è fortunato perché lo trova quasi sempre.
Rocchetti va a letto presto, ha la sua montain bike ed io ho la mia. Oddio, non è che ci sia molta montagna da queste parti, ma sull’argine del Reno si riesce sempre a fare quella mezz’ora di pedalata mattutina nello sterrato che rinfranca lo spirito prima di rinchiudersi in quella scatola di cemento in cui si prova lo show.
E per finire c’è Solieri che non ama la cucina dell’hotel ma è più che prevedibile, lui è un appassionato di gastronomia ed accontentarlo è difficile… ( PS: ha promesso di fornirmi ricette locali da ogni tappa del tour in modo che io le possa mettere nel sito).
Chiudiamo qui comunque la parentesi prove, per quella ci vorrebbe un capitolo a parte - che probabilmente scriverò più avanti - ma per ora sono in viaggio per Mantova e di questo devo scrivere, visto che sono in questo feeling…..
Scrivo perché qualcosa di diverso c’è, e mi ispira parecchio.
Ci sono i colori di fine estate, mentre di solito si finiscono le prove in tarda primavera, e poi si tratta di un tour indoor… ergo: meno problemi.
Meno folla tutta in una volta prima di tutto, che vuol dire più tranquillità per me che mi occupo anche di logistica, e poi il vantaggio di stare al coperto.
Vuoi mettere cosa vuol dire fare le prove generali in un posto al chiuso?
Vuol dire non dover consultare tutti i giorni il meteo.it per sapere se le prove si svolgeranno regolarmente o se dovrai combattere con Eolo come a Genova nel 2008 per esempio….
Vuol dire sapere che finalmente puoi fare tutto il casino che vuoi senza che qualche amministrazione ostaggio dei residenti ti imponga orari impossibili per le prove.
Vuol dire essere in un centinaio di persone a lavorare invece che in duecento o più.
Vuol dire un’azienda più piccola e più familiare.
Vuol dire trovarsi al catering a pranzo e salutare tutti conoscendo quasi tutti.
Vuol dire soprattutto tornare indietro nel tempo…..
L’ultima fu nel 96’ ma io non c’ero, mi trovavo in un periodo sabbatico in cui volevo fare soltanto l’alpinista, ma c’ero nel 1993 – Gli spari sopra – e anche nel 1987 – C’è chi dice no – e pure nel 1984 – Va bene va bene -….Insomma, di palasport ne ho visti parecchi in passato, e tornarci fa una certa impressione.
Il navigatore mi porta in un centro commerciale. Il cemento è ovunque, e il nostro palasport , il PALABAM, sta lì nel mezzo. C’è una quantità di grandi magazzini e il nostro albergo - strategico, a poche centinaia di metri dal palasport - si confonde tra questi e i palazzi delle banche e delle compagnie d’assicurazione. Una downtown orizzontale, priva delle verticalità americane o asiatiche – qui i palazzi hanno al massimo due piani – ma dove i lavavetri indiani ti danno la stessa sensazione di ineluttabilità ….
La modernità non lascia scampo, ma questa è una considerazione tutta mia ed ora occorre tornare a noi.
L’hotel è il solito 4 stelle per affaristi frettolosi, ma il personale non è male. E’ disponibile e sembra comprendere la nostra condizione, e mi rendo conto che dopotutto non è facile.
I musicisti di Vasco Rossi sono artisti rock, con tutto un loro modo di vestire e di vivere il quotidiano molto lontano da quello dei congressisti che sono soliti frequentare questi posti, e non solo…
Ci sono anche i tecnici naturalmente, che senza di loro non si combinerebbe proprio niente.
Ora, nel mondo normale ci sono quelli che portano la cravatta e quelli che no, e normalmente non è uso che nei luoghi di lavoro gli uni si mescolino agli altri. Se siamo in giro noi, però, succede regolarmente….
Sai che faccia fanno i congressisti quando i tecnici delle luci, dopo una notte passata a programmare le scene, arrivano in sala colazioni alle otto del mattino tutti con le loro belle magliette con i loghi delle rockbands preferite o dei tour fatti in carriera, e gli occhi stanchi e assonnati? Che c’azzeccano, direbbe qualcuno, con tutti quei tailleurs e quelle cravatte? Niente in effetti, ma a noi capita sempre. Spetta al personale dell’albergo non far pesare agli uni e agli altri la situazione. A volte capita, altre no…
A Mantova sono bravi, si sta bene…..
Alla spicciolata la band arriva in albergo. Questa volta il Komandante alloggia altrove e ovviamente ci sono meno fans nella hall ad aspettare il nostro arrivo. Da un lato è un bene, la vita così è più tranquilla, da un lato ti mancano.
Fuori dagli alberghi dove sta Vasco ci sono quelli che ci sono sempre e che in fondo ti danno sicurezza, e qua ce n’è un po’ meno. In fondo, sai che sta per partire un tour ovviamente attesissimo ma sai anche che non puoi mai giurare su nulla, sennò sei fottuto. Devi sempre considerare che ti stai riproponendo, e che ogni volta non può essere mai una replica di una situazione precedente. Questo è valido per qualsiasi ruolo tu abbia nella faccenda, e se ti metti a dormire sugli allori magari è la volta che sbagli.
Spesso mi viene da pensare: se questo discorso è valido per me, quanto potrà mai esserlo per i musicisti e per il capo?
Se penso che io sono nevrastenico quando devo suonare in un bar davanti a 50 persone….!!!!!!
Si suona su un palco più piccolo del solito e mi viene in mente tanto passato. In certi momenti lo stage sembra un club…..Ricordo il Picchio Rosso di Formigine , il Marabu di Reggio Emilia e tanti altri… La maggior parte di questi posti non c’è più ed è un peccato. Erano belli i locali negli anni settanta-ottanta.
Rispetto agli ultimi tour indoor che ricordo il suono è migliorato parecchio….Il mondo forse peggiora ma la tecnologia aiuta a viverlo meglio. Avessimo avuto allora gli impianti di adesso!!!!!
Sono giorni di lavoro intenso ma alla fine, come sempre, tutto torna, anche se non è affatto scontato. La sera prima della Data Zero di prassi non si lavora e alcuni vanno a cena in una piccola trattoria nel centro di Mantova. Tra tortelli di zucca, spezzatino di asino e ottimo Ripasso di Valpolicella ( tanto per stare leggeri…!!! ) la serata va via in relax tra lazzi e frizzi, come si usa dire….. Quest’anno Cucchia ha deciso che, visto che Vasco da più di 20 anni sul palco dice scherzosamente che il suo sassofonista è gay, lui da tale si atteggerà realmente per il resto del tour. Occorre però precisare una cosa, a scanso di equivoci: Cucchia non è gay, ha una moglie e un bel bambino, e sia ben chiaro che non è nemmeno uno di quei rozzi personaggi che si divertono a scherzare con battute omofobiche di pessimo gusto. Andrea ha grande rispetto per le scelte sessuali di ognuno e, ci mancherebbe altro, questa non sarebbe neanche cosa da precisare, ma è sempre meglio mettere i puntini sulle i….Comunque, è semplicemente così, la parte gli viene bene e magari è stato gay in un’altra vita, ma non in questa….!!!!
Fatto sta che finita la cena andiamo in un bar a bere l’ultima birra, Cucchia si mette a parlare con un tipo, fa la sua parte e questo gli risponde: fai bene, bravo, anch’io vado a dormire col mio ragazzo questa notte….!!!! Fortuna che Cucchia lo fa così bene che questo non si è accorto che era uno scherzo, sennò magari si offendeva pure e c’aveva anche ragione!!!!
Ma passiamo al giorno dopo.
Finito il concerto ci avvolge un senso di sollievo e prendiamo la via dell’albergo. Naturalmente c'è qualche dettaglio da sistemare, se così non fosse non servirebbe fare una data zero, ma si tratta di inezie, e se ne parla tranquillamente al bar dell'hotel tra musicisti, tecnici e amici.... Non sono più i tempi delle lunghe nottate rock’n’roll, bastano un paio di birre e due chiacchiere per finire la serata ma è bello così. Ogni cosa ha il suo tempo, del resto.
Prima di uscire dal PALABAM mi sono soffermato un pò a osservare i tecnici durante lo smontaggio dello stage. L’ho fatto anch’io in passato e provo una certa nostalgia, anche se è meglio non pensarci nemmeno. Alla mia età non ce la farei proprio a fare ancora certe faticate….Vedere i ragazzi lassù, sulle strutture di metallo, appesi alle corde con indosso le imbragature da arrampicata mi fa rimpiangere la natura che adoro, ma è meglio che mi tolga dalla testa anche queste nostalgie.
Fra due giorni siamo a Pesaro, la storia è partita di nuovo e passerà un bel pezzo prima che io possa tornare a pensare alle mie montagne…..
Bye
STEFANO "BITTO" BITTELLI
Il testo contenuto in questa pagina è di proprietà esclusiva di Stefano Bittelli e ne è vietata ogni riproduzione anche parziale. Ogni tentativo di infrazione del copyright verrà denunciato in sede competente